Lo strano caso dell' Agente di Polizia Bruno Cesca

Mentre il giudice bolognese Vella stava indagando sulla strage dell'Italicus che lo vedra l'8 maggio 1976 firmare i mandati di cattura contro Luciano Franci, Piero Malentacchi e Mario Tuti a Firenze il giudice istruttore Vincenzo Tricomi e il pubblico ministero Carlo Casini stanno conducendo da circa un'anno un'inchiesta su una banda di rapinatori.

Risulteranno fare parte di tale banda anche alcuni agenti di Polizia Ferroviaria, Antonello Piscedda e Bruno Cesca che gravitavano intorno all'area dell'estrema destra.

Cesca evade dal carcere di Firenze il 5 dicembre 75 (dieci giorni prima del Fianchini dalle cui ammissioni il giudice istruttore Vella spiccherà mandato di cattura contro il Tuti), verrà di nuovo catturato il 18 successivo.

Durante gli interrogatori accuserà di complicità anche certa Maria Concetta Corti dipendente di un ristorante frequentato dal Cesca. La donna arrestata coinvolge nelle indagini, oltre ai due agenti Cesca e Antonello Piscedda, anche un'altro poliziotto in servizio al reparto mobile di Poggio Imperiale di Firenze, Filippo Cappadonna. Aggiunge poi che il Cesca appartiene a gruppi eversivi di estrema destra ed è coinvolto in alcuni attentati terroristici, in particolare nella strage sul treno Italicus del 4 agosto 1974.

Il giudice istruttore Tricomi riferirà con relazione riservata al capo ufficio istruzione,

" dimostrava chiaramente con il suo pianto e con il suo atteggiamento di avere qualcosa di importante da portare a conoscenza degli inquirenti, poteva trattarsi di attentati"

Anche il Cesca sembra avere fatto "talune strane affermazioni" e a "un diretto riferimento all'attentato al treno Italicus" ha "dimostrato vivo turbamento", poi ha detto al giudice,

"che quand'anche fosse a conoscenza di qualche cosa sarebbe inutile fare rivelazioni che esporrebbero ad inutili rischi la persona di questo giudice istruttore, che tutto in ogni caso verrebbe insabbiato, facendo riferimento specifico alla Rosa dei venti e a spostamenti di competenza da una magistratura all'altra"

Ha concluso il Tricomi:

"sembra a questo giudice istruttore di percepire che il Cesca abbia voluto far capire di essere stato mandato in Toscana per fungere da collegamento tra il Lazio e questa regione al servizio di una organizzazione di estrema destra. Gli si chiede se conosce personalmente Tuti. Risponde soltanto che è un'imbecille perchè non si è attenuto agli ordini di fare sparire le armi non denunciate e consegnarsi, invece di fare quello che ha fatto"

Cesca scriverà poi in carcere una specie di memoriale in cui tra l'altro si definisce uomo di collegamento tra gruppi terroristici e cita le sigle Sam (Squadre d'Azione Mussolini) e Fnr (Fronte Nazionale Rivoluzionario fondato da Mario Tuti) le rivelazioni ivi contenute, pur restando piuttosto confuse, prenderanno maggiore consistenza alla luce del contributo testimoniale della Corti: la donna raccontò che una mattina dell' agosto 74 il Cesca entro nel ristorante dove prestava lavoro, aprì il giornale, tiro un gran pugno sul tavolo e disse: " Se avessi saputo che era per questo non avrei dato la roba"; ha parlato dei rapporti di Cesca "con un'importante magistrato che si occupa di trame nere" di cui dice di non ricordare il nome completo; ha accusato un'altro agente, Filippo Cappadonna; ha denunciato che un maggiore dei carabinieri di stanza a Firenze le avrebbe offerto 30 milioni ed un passaporto.

Nel frattempo Cesca viene duramente pestato in carcere, dopo tale episodio ritratta e viene incriminato per autocalunnia, forse per non fare la fine di Ermanno Buzzi che in situazione analoga verrà ucciso in carcere.

Finirà tutto in niente, entrambi sia la Corti che il Cesca verranno, rapine a parte, condannati per calunnia ed autocalunnia nel 1977, l'istruttoria sulla strage dell' Italicus entrerà di nuovo in una fase di stallo, e a tutt'oggi dopo l'ultima sentenza del 1992, rimane del tutto impunita.

Una tale conclusione non deve sorprendere, negli anni 70 importanti pezzi delle strutture dello Stato erano determinati alla copertura e al depistaggio. Appariva in quel periodo scandaloso e frutto di pregiudizi massimalisti semplicemente mettere in dubbio quelle "verità di Stato", quali la pista anarchica della strage di Piazza Fontana, che solo a distanza di trent'anni verranno smantellate. Mettere in dubbio tali verità preparate ad uso e consumo dell'opinione pubblica era, per chiunque operasse all'interno dell'apparato statale, difficile e pericoloso. Un periodo che vede, come ammette il ministro dell' Interno del tempo Emilio Taviani, "agenti di complemento" come il Tuti operare di concerto con settori delle Forze dell'Ordine per alimentare la strategia della tensione e preparare l'opinione pubblica, esasperata dai continui attentati spesso neanche rivendicati, ( la cui responsabilità veniva quando possibile sapientemente depistata verso le frange anarchiche e dell'estrema sinistra ) ad un possibile golpe presidenzialista e autoritario forse previsto nell'agosto del 1974.    

Antola Alessandro 

Bibliografia: