Le anomalie delle indagini e del processo
Le indagini mostrano subito gravi anomalie, Tuti viene dipinto come un' impulsivo che ha agito fuori da un contesto organizzato, ma ripara, nell'immediato, nella vicina Lucca in un rifugio concordato per le emergenze (seguendo un preordinato piano di stampo militare a suo tempo stabilito con gli altri elementi della sua organizzazione eversiva, il Fronte Nazionale Rivoluzionario) e può rimanere a lungo in clandestinità grazie all'intervento di svariati camerati toscani, alcuni a mezzo servizio con centrali di polizia e servizi segreti.
Interessante a tale proposito e il passo seguente tratto da un lavoro dello storico Gianni Flamini, Il partito del golpe, vol. IV tomo II Italo Bovolenta Editore 1985:
"Eppure tanta messe di collaboratori produrrà stranamente scarsi risultati. A dirigere le indagini ad Arezzo su personaggi che interessano in parte anche giudici bolognesi di Ordine Nero, sarà il sostituto procuratore Marsili (genero del capo massone Licio Gelli e massone lui stesso). Non gradirà affatto l'intervento dei suoi colleghi di Bologna, tanto che si verificheranno anche episodi di grave turbamento delle "rispettive" indagini a tutto vantaggio dei terroristi.
Uno di questi episodi verrà rievocato da due funzionari di polizia. Dirà il vicequestore Guglielmo Carlucci: La sera dell'eccidio compiuto da Tuti chiesi al dott. Marsili l'emissione di tutta una serie di ordini di cattura nei confronti di numerosi elementi legati ai soggetti arrestati e a Tuti. Il dott. Marsili si limitò ad emettere gli ordini di cattura nei confronti di Marino Morelli e di qualche altro che ora non ricordo, sostenendo che le difficoltà ambientali gli suggerivano di essere cauto nell'adottare provvedimenti nei confronti di cittadini di quell'ambiente
Maggiori e stupefacenti particolari li fornirà il commissario Ennio De Francesco: Subito dopo l'eccidio di Empoli venni inviato dell'Ispettorato antiterrorismo ad Arezzo, dove era insediato il centro operativo del nostro Ispettorato diretto dal vicequestore dottor Carlucci...Nel corso delle indagini i sostituto procuratore della Repubblica Marsili, particolarmente irato nei nostri confronti ci ingiunse di farmi trovare in questura unitamente al dott. Carlucci...Il dottor Marsili ci rimpoverò aspramente il nostro comportamento e cioè in sostanza di aver fornito delle indicazioni sia pure informali al giudice istruttore di Bologna dott Zincani. Durante il colloquio mi disse che avrebbe dovuto procedere nei nostri confronti per violazione del segreto istruttorio. Mentre il dottor Carlucci cercava di calmarlo io gli feci notare piuttosto decisamente che stavamo lavorando con ogni energia per risalire quanto più possibile alla vera dimensione della cellula terroristica aretina che a mio avviso si irradiava almeno per tutta la Toscana. Che non ritenevo che agire per tale finalità, sia pure per conto di giudici diversi, potesse costituire il reato che ci si voleva addebitare...Dopo alcuni giorni ricevetti l'ordine perentorio di rientrare a Roma. Non riuscii a spiegarmi il motivo di tale trasferimento anche perché avevo la sensazione che il lavoro svolto non avrebbe potuto, con l'andare del tempo, non dare i suoi frutti. Anche a Roma non ebbi alcuna spiegazione da parte del dottor Emilio Santillo, dirigente dell'Ispettorato, se non la laconica affermazione che volevano dall'alto che io fossi trasferito. Infatti il mattino successivo giunse il telegramma del mio trasferimento, immotivato, a firma direttamente del Ministro dell'Interno Gui"
E mentre accade questo, Tuti continua ad aggirarsi quasi indisturbato per la Toscana, dove una strana forma di "comprensione", da parte delle pubbliche autorità, verso gli ambienti della destra eversiva sembra paralizzare le indagini.
Il 12 aprile un'altra bomba trancerà un pezzo di binario in curva alle porte di Incisa Valdarno, per caso non accade un'altra strage, in un suo memoriale Tuti scriverà "Lo spirito combattivo restava intatto e veniva ripetuta, nel mese di aprile del 1975, un'altra serie di attentati dimostrativi contro ferrovie ed edifici pubblici, ... "
Il Fronte Nazionale Rivoluzionario sembra quindi non accusare i colpi di indagini esitanti e mandati di cattura concessi con grande riluttanza e Tuti continua a soggiornare relativamente tranquillo in Toscana telefonando e scrivendo memoriali che il suo camerata Mauro Tomei distribuirà dietro copenso a settimanali in vena di rivelazioni. A metà marzo prenderà alloggio a Firenze in una pensione. Il 20 dello stesso mese sarà riconosciuto da uno studente di Empoli addirittura davanti al palazzo di giustizia. Lo studente coraggiosamente segnalerà il fatto ad un vigile urbano che avvertirà agenti dell'antiterrorismo, inspiegabilmente, data la precisa identificazione, Tuti sarà rilasciato immediatamente esibendo una carta d'identità falsa.
La vicenda diventerà di pubblico dominio e susciterà imbarazzo e scandalo ma sarà liquidata dal Ministro dell'Interno Gui con la solita e inconcludente inchiesta. Il 14 maggio nello stesso palazzo di giustizia di fronte al quale era stato visto Tuti inizierà il processo a suo carico.
Sarà l'ennesimo processo in cui nessuno si preocuperà di creare una visione d'insieme dei delitti che gravitano intorno intorno al Fronte Nazionale Rivoluzionario. Anzi terrorismo stragista e Fronte Nazionale Rivoluzionario saranno volutamente tenuti separati dal duplice omicidio. Non si capirà quindi, al momento, la ragione per cui il nazionalrivoluzionario, fino al momento incensurato, decise di fare una carneficina.
Oggi quella visione prospettica allargata che il processo ci ha negato è tuttavia disponibile proprio in uno scritto del Tuti :"Il terrorismo, sia indiscriminato che contro obbiettivi ben individuati e il suo potenziale
offensivo (è stato definito ‘l’aereo da bombardamento del popolo’) può essere indicato per scatenare l'offensiva contro le forze del regime da parte dei gruppi di militanti ancora poco numerosi e quasi isolati fra di loro e, contando sulla
impressione prodotta sia sul nemico che su quelle forze almeno in parte a noi favorevoli, è indubbio che si avrà quasi automaticamente un estendersi di lotta armata favorita anche dalla prevedibile recrudescenza della repressione da parte delle
forze di polizia e della magistratura del regime." ... "Con specifici attacchi, poi, non necessariamente rivendicati dalla nostra parte, si potranno aumentare sino ad un limite
insostenibile per il tessuto dello Stato, le tensioni politiche, economiche etniche e geografiche, causando già di fatto uno scollamento irreparabile del tessuto sociale, premessa indispensabile per un estendersi generalizzato della lotta." brani
tratti da : Sentenza della Corte di Assise di Bologna del 16 maggio 1994 (strage stazione di Bologna - 2 agosto 1980) capitolo VII
Bibliografia:
Flamini Gianni, Il partito del golpe, vol. IV tomo II Italo Bovolenta Editore 1985
Atti Corte di Assise di Firenze
Sentenza della Corte di Assise di Bologna del 16 maggio 1994 (strage stazione di Bologna - 2 agosto 1980) capitolo VII