Memorie
24
gennaio 1975, un’ irreprensibile geometra del comune di Empoli, assunto con
tanto
di raccomandazione vescovile, spara a sangue freddo a tre agenti di
Polizia, due muoiono: uno di essi era mio padre, avevo 15 anni. Si scoprirà poi
che tanto irreprensibile non era, ma certamente i sospetti che già lo vedevano
implicato in delitti gravissimi, come aver partecipato agli attentati ai treni
del 74, non erano a conoscenza di Leonardo Falco, così si chiamava mio padre.
La
sua pistola quel giorno era su un’ armadio, ricordo lucidamente quando alcuni
agenti vennero a prelevarla dopo la sua morte consigliandoci di tacere, quasi
che accompagnare disarmato due colleghi (era fuori servizio, subito dopo erano
attesi tutti e tre ad una cena) per quello che sembrava un semplice controllo
amministrativo ad un professionista con la passione per le armi, fosse una colpa
che ne avrebbe infangato la memoria. 
Le
responsabilità Capii
solo molto tempo dopo che ciò serviva semplicemente a coprire le responsabilità
di chi non li aveva informati correttamente, forse per incapacità, o più
semplicemente, come suggerisce lo storico Giorgio Bocca, per le ampie coperture
di cui godevano certi ambienti della destra eversiva in quel periodo.
Coperture
che derivavano certamente da forme di collaborazione ammesse anche dall’ex
Ministro dell’Interno del tempo, il senatore a vita Paolo Emilio Taviani, che
in una testimonianza resa il 7 settembre 2000 e depositata negli atti del
processo di piazza Fontana afferma “Nel periodo
dello sfascio del Sifar e della confusione del Sid erano stati assunti come
agenti di complemento parecchi confidenti, veri e propri ‘servizi paralleli’,
spesso equivocati con Gladio, mentre con essa non avevano nulla a che vedere.
Quando, dopo lo scioglimento di Ordine Nuovo, le Questure e alcuni settori
dell’ Arma rettificarono la loro azione, alcuni di questi agenti si trovarono
diffidati e respinti. A mio sommesso parere stanno qui le schegge impazzite che
imperversarono soprattutto in Toscana. Mario Tuti, che quando fu scoperto uccise
due poliziotti, era un tipico esponente di queste schegge, di estrema destra,
impazzite”.
L’omicida nega decisamente quanto affermato dal senatore Taviani, ma per inquadrare meglio la sua credibilità può essere utile ricordare che in un articolo apparso sul “Il Tirreno” il 2 ottobre 2001 intervistato afferma “era una guerra. Chi è venuto a prendermi aveva le armi spianate. Ho reagito”:
Il fatto
mio padre stava coadiuvando i colleghi nel controllo alla collezione di armi del Tuti quando
questi, probabilmente avvertendo il pericolo derivante dal suo coinvolgimento
negli attentati dinamitardi e senza avere fino a quel momento dato segni di
preavviso, lo freddò con due precisi colpi.
Aveva
tuttavia atteso il momento propizio, erano emerse delle irregolarità e l’altra vittima, Giovanni Ceravolo, era sceso in strada per
chieder via radio come procedere con quello che ancora evidentemente ritenevano,
poiché nessuno li aveva allertati, un collezionista un po’ eccentrico ma che
godeva di buona estimazione e nella sostanza innocuo. Dopo aver ucciso mio padre
Tuti sparò all’altro agente presente, il Rocca, che rimase ferito gravemente,
successivamente uccise con fredda determinazione anche Ceravolo. Nessuno ebbe il
tempo di reagire e nessuno aveva armi spianate come affermato dal Tuti, come del
resto è prassi durante questi controlli tesi solo alla verifica che fucili e
pistole siano regolarmente detenuti, eppure sempre in
tale articolo si legge “Comunque io non ho mai sparato né lo farei, a
sangue freddo. Mi è capitato in azione di fare una cosa del genere: non ci sono
riuscito” affermazione assai singolare solo al lume di quanto sopra,
tralasciando di considerare che Tuti (assolto nell' 83 per insufficienza di prove) nell’ 86 fu condannato ad un altro
ergastolo per la strage del treno Italicus, condanna poi cancellata dalla Corte
di Cassazione presieduta dal giudice Corrado Carnevale, noto per essere a sua
volta stato inquisito dalla Magistratura per il sospetto di avere
“aggiustato” dei processi. Nel 92 sarà assolto definitivamente da tale accusa, la sentenza non
indicherà nessun colpevole e tale strage rimane tuttora impunita, ma è inevitabile allora una serie di domande:
Il perchè
perchè Tuti, allora stimato e incensurato professionista uccise due Agenti di Polizia se non fosse stato già coinvolto in gravi reati quali le stragi ? Perchè avrebbe lucidamente teorizzato la tecnica dello stragismo "non necessariamente rivendicato" come tecnica di destabilizzazione sociale ?
Tuti non ha mai dato convincenti risposte a tale quesito, è quindi evidente che la ricostruzione storica di quel periodo non può avvalersi del contributo delle inattendibili affermazioni di chi ha continuato a sentirsi a lungo in trincea dato che ha ucciso anche in carcere, ha capeggiato una rivolta carceraria armata nel’87, e continua a sostenere, almeno nell’articolo citato, la tesi del legittimo confronto militare contro l’ odiata democrazia e i suoi tutori.Adesso
leggo su un più recente articolo del Corriere della Sera che, pur non
professandosi pentito e non sentendosi in diritto di sollecitarlo personalmente,
sarebbe felice di ricevere comunque il perdono dei familiari (ma quali familiari ? Magari oltre a me anche quelli delle vittime del treno Italicus ?) perché con acuta
filantropia afferma che questo “Vorrebbe dire che soffrono meno”; si
rassicuri, il tempo del dolore è passato, ma non quello della memoria e della
ricerca della verità, ma quella vera, quella che ha sempre taciuto, non la sua
a cui forse ha finito di credere persino lui.
suoi passi " Con specifici attacchi, poi, non necessariamente
rivendicati dalla nostra parte, si potranno aumentare sino ad un limite
insostenibile per il tessuto dello Stato, le tensioni politiche, economiche
etniche e geografiche, ..." (Atti Corte di Assise di Appello - Processo
strage di Bologna 2 agosto 1980 - Sentenza 16 maggio 1994 - Capitolo VII) “Tacendo ottenevamo lo scopo di dimostrare che lo Stato non era
capace di individuarci, non era in grado di prevenire lo stragismo” (Il
Filo Nero – Giorgio Bocca – Arnoldo Mondatori editore pag. 166).
Non
aver abbandonato la strategia del silenzio significa che il Tuti non è materialmente
uscito da quella trincea in cui si sentiva nel 75, fatto che gli garantisce
tutt’ora una sorta di malcelato prestigio in certi ambienti della destra
italiana, pochi sanno che l’allora capogruppo della Commissione Giustizia alla
Camera di Alleanza Nazionale, On. Enzo Fragalà (una figura quindi, per
l’incarico ricoperto, qualificata ad esprimere in materia la linea del
partito) nel giugno 2002 ha chiesto personalmente, con apposita interrogazione
parlamentare, che la sua posizione di detenuto fosse riconsiderata.
L’interrogante
in tale intervento appare quasi
perplesso sul perché il Tuti, definito di "esemplare condotta detentiva" non abbia ancora ottenuto i benefici della legge
Gozzini, in pratica la semilibertà, saltando a piè pari l'omicidio in carcere di Ermanno Buzzi (pronto a fare importanti ammissioni e per questo ferocemente strangolato con i lacci delle scarpe) e la rivolta dell' 87 nel carcere di Porto Azzurro. Ma Alleanza Nazionale non è la stessa forza politica che
invoca pene allucinanti per molto meno, che avversa fortemente la legge Gozzini
e che si è presentata l’anno scorso poco prima dell’interrogazione a
rendere omaggio insieme ad un drappello del SAP (un sindacato di polizia
contiguo ad AN) alla lapide che ricorda i due agenti uccisi quasi rivendicando
una sorta di primato nella tutela dei componenti delle Forze dell'Ordine ?
La
riposta del Ministro Mentre l'interpellanza
dell' Onorevole Enzo Fragalà su Tuti, che ha ucciso anche in carcere, rasenta il ridicolo nel passo in cui parla
di "esemplare condotta detentiva"
la Mancare la verità è un' implicito riconoscimento al
progetto stragista Tale verità, se resa,
consentirebbe alla opinione pubblica di formulare, finalmente, un giudizio non
distorto del periodo storico, chiarendo e vanificando l’intera strategia degli Concludo
con una riflessione, un’ elenco troppo lungo di uomini di diversa estrazione
professionale sono morti per difendere quell’ambiente e costume democratico
nato nel dopoguerra nel quale trovano fondamento quelle norme di equità, di
giustizia
risposta del Ministro Castelli riconduce l'interlocutore entro termini minimi di
rispetto della verità: Tuti ha tenuto un’ atteggiamento fino
al 94 “tale da non farlo ritenere meritevole della liberazione anticipata”
e vi è il dubbio che il cambiamento troppo repentino sia “strumentale al
raggiungimento esclusivo dei benefici di legge”.
eversori che si fondava principalmente sulla esecuzione di attentati e lo
sfruttamento della destabilizzazione
e confusione sociale derivante dalla presunta impossibilità dello Stato nel contrastare le stragi, spesso neanche rivendicate, (come
chiarito dallo stesso Tuti nel documento raggiungibile da questo collegamento)
ma guardando le foto di
tali attentati mi chiedo: costoro si definivano soldati e patrioti di un nuovo
ordine, ma che onore militare c’è
nel dilaniare con l’esplosivo gli ignari passeggeri di un treno,
bambini e vecchi compresi?
Tuti ha ucciso anche in carcere e ha condotto una rivolta, ma il capogruppo della Commissione Giustizia alla Camera di Alleanza Nazionale, On. Enzo Fragalà parla (in apposita interrogazione parlamentare) di "esemplare condotta detentiva".
"tale da non farlo ritenere meritevole della liberazione anticipata" è la risposta del Ministero.
Le stragi: il "manuale" del terrorista di Mario Tuti (tratto dalla sentenza della Corte di Assise di Bologna del 16 maggio 1994 - strage 2 agosto 1980 stazione di Bologna)
Le stragi: delitti inconfessabili. (ampiamente ispirato alla sentenza della Corte di Assise di Bologna del 16 maggio 1994 - strage 2 agosto 1980 stazione di Bologna)
Testimonianza di un Ministro degli Interni del tempo, l' On. Paolo Emilio Taviani resa il 7 settembre 2000 e depositata negli atti del processo di piazza Fontana - da un'articolo del Corriere della Sera 6 dicembre 2000 .
Strage Italicus - Giampaolo Rossetti uno dei primi cronisti ad intervenire (tratto da Giorgio Bocca, Storia della Repubblica Italiana pag. 232-233)
I sentieri della memoria, la pagina dei link ...
Bibliografia :
Strage di Bologna del 2 agosto 1980 Corte di Assise di Appello di Bologna, Sentenza 16 maggio 1994.
Atti del Processo di Piazza Fontana testimonianza resa il 7 settembre 2000 dal senatore a vita Paolo Emilio Taviani (Ministro dell’Interno fino al '74) - da un'articolo del Corriere della Sera 6 dicembre 2000 .
Giorgio Bocca, Il Filo Nero, Arnoldo Mondadori editore.
Giorgio Bocca, Storia della Repubblica Italiana,
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-03120 del 5 giugno 2002 seduta n. 154.
Atto Camera Risposta scritta del 25 ottobre 2002 ad interrogazione 4-03120 seduta n. 211
Flamini Gianni, Il partito del golpe, vol. IV tomo I e II Italo Bovolenta Editore 1985
Sentenza-ordinanza di rinvio a giudizio, 29 aprile 1976 Tribunale di Firenze Ufficio Istruzione, estremi atto 318/75 A Imputati Fogli Luciano e altri
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