Il "manuale" del terrorista di Mario Tuti: dimostrare che lo Stato non è in grado di prevenire le stragi "non necessariamente rivendicate"

Di seguito alcuni brani tratti dalla sentenza della Corte di Assise di Bologna del 16 maggio 1994 (strage stazione di Bologna - 2 agosto 1980) capitolo VII riferiti ad un documento redatto dal Tuti in collaborazione con altro detenuto :

"Il terrorismo, sia indiscriminato che contro obbiettivi ben individuati e il suo potenziale offensivo (è stato definito ‘l’aereo da bombardamento del popolo’) può essere indicato per scatenare l'offensiva contro le forze del regime da parte dei gruppi di militanti ancora poco numerosi e quasi isolati fra di loro e, contando sulla impressione prodotta sia sul nemico che su quelle forze almeno in parte a noi favorevoli, è indubbio che si avrà quasi automaticamente un estendersi di lotta armata favorita anche dalla prevedibile recrudescenza della repressione da parte delle forze di polizia e della magistratura del regime."

"...Il cecchinaggio, quindi, per fare un esempio, pur valido da un punto di vista tattico, non è di per sè sufficiente a mettere in crisi le istituzioni e per questo dovrà essere affiancato, da un punto di vista strategico, da metodi di lotta di più ampia portata e di maggior coinvolgimento."

"La massa della popolazione poi, che all'inizio possiamo ritenere sostanzialmente neutrale, sarà naturalmente portata a temerci e ad ammirarci, disprezzando nel contempo lo stato per la sua incapacità a difendersi e a difenderla. Semmai, a questo punto è bene ricordare il precetto di Machiavelli, sull'utilità di essere sì temuti, ma non odiati; per questo è sufficiente o che gli obiettivi presi di mira appartengano inequivocabilmente agli organi e alle strutture del sistema o che, nel caso di offensive indiscriminate atte a seminare il panico, dette offensive siano motivate da rappresaglie, ritorsioni, ultimatum, in cui l'odio semmai si rivolgerà verso chi dette rappresaglie ha causato, ignorando gli ultimatum. La storia di tutte le più recenti guerre rivoluzionarie nelle quali il metodo terroristico è sempre stato impiegato, conferma tutto questo.

"Con specifici attacchi, poi, non necessariamente rivendicati dalla nostra parte, si potranno aumentare sino ad un limite insostenibile per il tessuto dello Stato, le tensioni politiche, economiche etniche e geografiche, causando già di fatto uno scollamento irreparabile del tessuto sociale, premessa indispensabile per un estendersi generalizzato della lotta."

Commento di introduzione a tale documento del relatore della Sentenza della Corte di Assise di Bologna del 16 maggio 1994 capitolo VII:

"Ci si vuole riferire al manoscritto ritrovato in una cabina telefonica di via Irnerio a Bologna il 31 agosto 1980, quello nella cui seconda pagina è stata rinvenuta l'annotazione "da Tuti a Mario Guido Naldi". Questo documento, che è stato definito dalla sentenza della Corte d'Assise una "sorta di risoluzione strategica della destra eversiva", possiede le seguenti peculiarità:

a) di essere coevo alla strage, con l'ovvia implicazione di riflettere idee e programmi propri di quel periodo;

b) di essere stato stilato da Mario Tuti (in collaborazione con altro detenuto di nome Invernizzi); personaggio, il Tuti, con cui gli imputati (della strage di Bologna, Fioravanti e Mambro n.d.r.) hanno dimostrato di avere non solo una profonda consonanza ideologica, ma anche una familiarità che è ampiamente testimoniata dalla corrispondenza successivamente intervenuta fra Fioravanti e la Mambro, da un lato, e lo stesso Tuti, dall'altro, nel periodo immediatamente successivo alla cattura dei primi due

Il documento in esame indica dunque :

- lo scopo del movimento: "lo scopo generale della lotta rivoluzionaria è la presa del potere";

- il metodo da utilizzare: “per cercare di raggiungere questo obiettivo è necessario disarticolare il sistema”;

- gli obiettivi: “le nostre azioni dovranno quindi prendere di mira le strutture, i mezzi, gli uomini del regime, colpendo a tutti i livelli e non risparmiando alcun settore”;

- la tattica: "in questa fase converrà evitare lo scontro diretto con i rossi per non dover combattere, poi, su due fronti";

- la teorizzazione dello spontaneismo: "per poter raggiungere questi obiettivi, come già è stato scritto, non si può certo contare sui resti delle vecchie organizzazioni extraparlamentari e tantomeno è ipotizzabile di poter creare dal nulla le strutture ed i militanti; occorrerà quindi prevedere delle strutture organizzative che consentano una reale selezione operativa dei quadri e permettano il formarsi di una effettiva gerarchia basata sul merito e sulle capacità, impedendo inoltre alle forze repressive del regime di stroncare l'attività rivoluzionaria ai primi inevitabili errori del movimento."