Le stragi non si confessano ...

(riflessione ampiamente ispirato alle conclusioni della sentenza della Corte di Assise di Bologna del 16 maggio 1994 riferita alla strage della stazione di Bologna)

Le perorazioni difensive nei delitti per strage ricorrono frequentemente ad un argomento che si condensa nel seguente enunciato: "questo imputato ha commesso dei gravi omicidi, quindi, non avrebbe nessuna remora a confessare anche una strage se effettivamente vi avesse partecipato".

L'argomento potrebbe apparire suggestivo, ma poche ed elementari riflessioni fanno comprendere che si fonda su due presupposti entrambi errati.

Il primo è che la stragi non sono equiparabili ad un omicidio, vale a dire alla uccisione di una persona.

Il secondo è che si possano mettere sullo stesso piano, da un lato, la uccisione di un poliziotto, o di un magistrato , o di un avversario politico bene individuati, che vengono colpiti perché giudicati personalmente responsabili di essere nemici del "movimento", o di impersonare il "regime" che si vuole abbattere; dall'altro, l'assassinio di persone sconosciute, senza volto, senza identità né politica, né religiosa, né sociale, o semplicemente geografica, nessuna delle quali capace di rappresentare un nemico da colpire.

E’ palese che le indicate equiparazioni sono assolutamente improponibili e tale improponibilità rivela la radicale erroneità dei presupposti dell'argomento difensivo e, conseguentemente, la infondatezza del medesimo.

Ma, una volta dimostrato quanto sia ingannevole il suddetto argomento, occorre capacitarsi del fatto che, comunque, gli autori non avrebbero mai potuto confessare le stragi, e questo non solo per preciso e lucido disegno politico come chiarito dallo stesso Tuti nel documento raggiungibile da questo collegamento, ma anche per una serie di più semplici considerazioni :

Come possono gli autori che si propongono quali soldati di un nuovo ordine confessare tali delitti : quale onore militare possono rivendicare nel dilaniare con esplosivo ignari passanti e viaggiatori compresi donne, vecchi e bambini ?

Perché la confessione rende definitivamente certo ciò che altrimenti si può sempre sperare che rimanga segnato dal dubbio.

Perché la condanna per la strage allontana a dismisura la prospettiva di benefici carcerari.

Perché la certezza di responsabilità per una strage relega i suoi autori in un mondo di paria in cui vengono tenuti non solo dalla pubblica opinione, ma soprattutto dai compagni di detenzione e da gran parte degli stessi compagni di lotta.

Perché le stragi sono per chiunque un fardello troppo pesante da sostenere, sotto tutti gli aspetti.

Perché, infine, la confessione comporterebbe la necessità di dare conto delle ragioni della strage ed implicherebbe il coinvolgimento di altri responsabili di più elevato rango e con intenti di più ampia strategia. Col che gli imputati si verrebbero ad esporre inevitabilmente al concreto pericolo di ritorsioni, anche gravissime come accaduto ad Ermanno Buzzi strangolato in carcere da Mario Tuti e Pierluigi Concutelli probabilmente per impedirgli ulteriori ammissioni.